Kyrie Irving da voce ai giocatori dubbiosi

Sono 450 i giocatori che ad oggi fanno parte della NBA e come in un qualsiasi gruppo di tale portata ci sono opinioni differenti: infatti, se da un lato gli amanti del gioco non vedono l’ora di rivedere le star sul parquet, dall’altro lato non tutti i giocatori sono sicuri di andare ad Orlando per terminare la stagione.

Nella NBPA, l’associazione di riferimento per i giocatori, numerosi sono coloro che vogliono dar voce al loro dissenso e portavoce di tutti è Kyrie Irving, la guardia dei Brooklyn Nets, che, in qualità di uno dei sei vice presidenti dell’associazione, ha creato una conference call aperta a tutti coloro che hanno dei dubbi sulla necessità od opportunità di tornare a giocare.

Alla chiamata hanno partecipato tra gli 80 e i 100 membri, circa il 20%: il presidente della NBPA, Chris Paul, le superstar Kevin Durant e Russel Westbrook, i veterani come Carmelo Anthony o Dwight Howard, i giovani come Donovan Mitchel o Joel Embid e 4 giocatrice della WNBA, la lega femminile della NBA, come Tiffany Hayes, Kristi Toliver, Renee Montgomery e Natasha Cloud.

Ma quale sono i motivi di questi dubbi? Di certo, nel periodo che il mondo sta attraversando, l’occhio ricadrebbe sul Covid-19 che negli USA  è  ancora in fase di risoluzione come in altri Paesi e, infatti, molti sono i giocatori che sono preoccupati sia per il virus sia per i possibili gravi infortuni, dovuti alla troppa inattività.

Ma, il vero motivo è che un eventuale ritorno in campo distoglierebbe l’attenzione dal movimento che si sta battendo per la riforma della giustizia sociale e la lotta al razzismo. Ad esempio, Irving è fortemente contrario ad andare ad Orlando e preferirebbe lavorare nella sua comunità per contrastare l’oppressione sociale, a seguito di quanto accaduto a George Floyd; dello stesso pensiero è il centro dei Los Angeles Lakers, Dwight Howard, il quale ha espresso il suo dissenso, ribadendo la necessità di unirsi in un momento come questo per cercare di cambiare le cose.

Al termine della conference call, i partecipanti erano d’accordo sulla necessità di creare un’unione, non tenendo conto della decisione finale e Kyrie Irving ha dichiarato: “Se vale il rischio, allora andiamo ad Orlando. Ma se non vi sta bene, è ok lo stesso. Abbiamo opzioni in entrambi i casi. Troviamo un terreno comune e procediamo insieme”.

Per la decisione finale si attende il rientro dei giocatori internazionali e il rientro dei giocatori rimasti negli Stati Uniti nelle varie città di riferimento.

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