La NBA nella “Bolla di Orlando” tra polemiche e nuovi positivi al covid

Il 10 luglio scorso, con l’arrivo dei Los Angeles Lakers, si è concluso il trasferimento delle 22 squadre che dal 30 luglio si sfideranno per la conquista del titolo NBA. Alcune squadre hanno già osservato il breve periodo di quarantena previsto e hanno ripreso gli allenamenti; altre, invece, sono ancora in isolamento.

Le reazioni dei giocatori all’arrivo negli hotel di Disney World sono tante e non sempre positive: molti si sono lamentati per il cibo che viene servito sia per le quantità sia per la qualità. Joel Embiid, centro dei Philadelphia 76ers, ha postato sui social la foto del suo “menù”: “Con queste quantità, nella mia permanenza a Orlando, diventerò così” ha ironizzato postando una foto di 10 anni fa quando era un esile ragazzo.

Anche JaVale McGee sottolinea i suoi problemi con il cibo: “Quando sei vegano e vivi nella bolla”, commentando la foto da lui condivisa.
Diverso è il commento di Marco Belinelli; il numero 18 degli Spurs ha dichiarato che non è giusto commentare il cibo servito per rispetto delle persone che lavorano e di chi, al contrario, ha perso il lavoro. Il giocatore azzurro, inoltre, ha condiviso sui social il braccialetto di Topolino che permette ai giocatori di accedere alle varie aree a loro riservate: “È un bracciale che ci permette di evitare di toccare maniglie o cose del genere, una chiave della camera e di tutte le porte che hai sempre con te al polso. Ennesima dimostrazione del fatto che siamo arrivati in un posto diverso dal solito, lontano da quello a cui eravamo abituati”.

Ed è proprio così. I giocatori, lo staff tecnico e chiunque faccia parte di una delle 22 squadre presenti ad Orlando, si trovano in una situazione diversa e quasi anomala, sottoposti a regimi ben precisi e a numerosi limiti per ridurre al minimo il rischio di contagi.
In proposito si è anche concluso il primo giro di tamponi fatto alle star NBA, dal quale sono emersi 2 nuovi positivi, che sono stati costretti a non uscire mai dalla loro camera, a lasciare il campo di Orlando ed a isolarsi sotto sorveglianza medica.

Per rientrare nella bolla dovranno aspettare di tornare negativi e sottoporsi a numerosi test medici tra cui quello cardiaco prima di ripartire con una nuova quarantena. Si tratta di un iter molto lungo al quale si devono sottoporre i 19 giocatori risultati positivi tra il 1 e il 7 di luglio. Tra di loro c’è Russell Westbrook, che comunque ha sottolineato la sua voglia di andare ad Orlando il prima possibile; in casa Denver Nuggets la lista dei giocatori mancanti è lunga: oltre a Nikola Jokic, risultato positivo in Serbia insieme al tennista Novak Djokovic, mancano Michael Porter Jr., Gary Harris e Torrey Craig. Infine, nelle ultime ore, in casa Houston Rockets, dopo una sospetta assenza, anche James Harden è risultato positivo al Covid-19, oltre il già citato Westbrook.

In totale la lista dei positivi è di 21 giocatori su 322 totali, una lista che la NBA spera di ridurre il più possibile nelle prossime settimane per evitare sia ulteriori contagi sia rischiare una nuova chiusura.

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