Ultras; “Basta con il calcio”

Gli ultras sono scesi in campo. Stavolta loro e non i calciatori, che in genere sostengono con un gran tifo dagli spalti. Il calcio è in un momento molto particolare, un pò come tutti i settori e le varie questioni, che ancora oggi a causa della problematica legata alla pandemia del Coronavirus, restano aperte ed irrisolte.

Per cio che concerne il pallone, sta succedendo un pò di tutto. In Francia ad esempio è stata dichiarata la sospensione del campionato, che molto probabilmente ripartirà direttamente con la prossima stagione.
Stesso discorso è stato fatto in Belgio, che ha preso la medesima decisione per primo. La Premier League, la Bundesliga e la Liga hanno invece dichiarato una prossima riapertura delle ostilità, e quindi una conclusione del campionato 2019-2020.

E l’Italia? Nel nostro paese si continua a traccheggiare, a temporeggiare. Il Ministro dello Sport Spadafora, continua a lanciare segnali poco confortanti, facendo propendere l’ago della bilancia, verso un possibile stop definitivo.
Alcuni club invece, con la Lazio su tutti, spingono per una ripresa, seppur con le giuste precauzioni e le partite da disputare rigorosamente a porte chiuse. Insomma siamo nella bufera più totale, con vento forte e onde alte. In tutto questo caos c’è però chi ha preso una posizione netta e rigorosa, sono gli ultras di molti club.

Ultras, decisione forte e senza precedenti

Adesso gli ultras di molte società si sono schierati ed hanno detto a chiare lettere: “Il calcio si deve fermare, non ha più senso andare avanti“. Altri hanno detto: ” Il pallone per noi si è sgonfiato, non ha senso giocare con questa situazione tragica. Lasciamo tutto com’è e riprendiamo con la prossima stagione“.

I tifosi della Spal sono stai molto diretti: “Per noi la Spal è la maglia che indossiamo, adesso non bisogna giocare, poi non ci interessa se si giocherà in serie A, o nella serie cadetta; in questo momento crediamo non sia un problema rilevante“. Tutti schierati contro la ripresa di un gioco, che a loro parere non ha più il sapore del gioco.

Le società invece la pensano in maniera differente. Alcuni come ad esempio la Lazio di Lotito in maniera diametralmente opposta. Per lui il calcio deve riprendere, seppur a porte chiuse. Anche De Laurentis pare essere orientato verso la ripresa, mentre altri club come Juventus, Inter e Cagliari non si sono ancora pronunciati in maniera precisa. I tifosi del Napoli invece la pensano differentemente rispetto al loro presidente; secondo loro infatti il campionato dovrebbe chiudersi cosi.

La situazione

Insomma gli ultras spesso criticate ed etichettati come frangia violenta del tifo, e come il male della società, stavolta stanno dimostrando una maturità superiore ai club dei benpensanti. Quelli che spesso li criticano e prendono le distanza da certi gesti (talvolta effettivamente condannabili). Adesso invece sono i club a farsi travolgere dalla legge delle TV  e del dio denaro che ne deriva.

I tifosi invece stanno mettendo in mostra una grande maturità, che forse in passato non era mai emersa. Questo potrebbe essere anche l’inizio di una nuova epoca del calcio, con tifosi più responsabili ed in grado di impartire lezioni così importanti anche ai club per i quali fanno il tifo.
I tifosi dell’Atalanta, appartenenti ad una delle città più colpite dall’ondata del virus, hanno detto di non avere lo spirito giusto per esultare, ad esempio ad un gol di Gomez. Manca quel clima di serenità e spensieratezza che caratterizza qualsiasi tipologia di gioco, calcio compreso.

Adesso la palla passa al Ministro Spadafora,che dovrà prendere insieme al comitato scientifico, una decisione importante, che potrebbe accontentare alcuni piuttosto che altri.

Cosa accadrà?

Qualora si dovesse ripartire, come potrebbe accadere in altre nazioni, si accontenterebbero le TV e diversi club che spingono verso questo tipo di soluzione. Qualora ci si fermasse invece, oltre agli ultras, si verrebbe incontro alle idee di altri club. In questo caso si dovrà anche capire se e come assegnare il titolo di campioni d’Italia, le varie retrocessioni e le qualificazioni alle prossime coppe europee. Il tutto condito da una probabilissima serie di ricorsi al Tar, che diluirebbero la questione con tempistiche, che potrebbero avere risvolti infiniti, in perfetto stile calciopoli.

Insomma, siamo davanti ad una svolta che ha pochi o nessun precedente, e che rischia in un modo o in un altro, di segnare la storia, esattamente come ha ormai fatto questa maledetta pandemia.

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