Yi Quan: lo stile rivoluzionario

Nelle arti marziali cinesi si sta sviluppando molta attenzione nei confronti dell’Yi Quan, uno stile che ha cambiato sia il modo di “pensare” all’arte marziale sia gli obiettivi stessi del praticante, ma andiamo per ordine.

Intanto, che cos’è l’Yi Quan?

L’Yi Quan è uno stile di arti marziali cinesi interne che letteralmente significa Stile dell’Intenzione o ancora Pugilato della mente, proprio per far comprendere la profondità stessa dello studio. Questo stile, a cui si fa riferimento spesso come “metodo” “sistema” è stato ideato dal Maestro cinese Wang Xiangzhai negli anni Venti del Novecento, quindi è relativamente giovane – ed è il punto più alto e arrivo di tutte le ricerche compiute dal Maestro.

Per comprendere il modo in cui sia nato l’Yi Quan bisogna fare un passo indietro e avere un quadro generale della situazione che le arti marziali cinesi vivevano negli anni Venti. Al tempo, la maggior parte dei praticanti degli stili interni come lo Xin Yi Quan e Xing Yi Quan si concentrava sullo studio delle forme imitative degli animali, perdendo in qualche modo quella che era l’essenza di quei stili e la ricerca profonda, tanto da rendere i movimenti privi di efficacia.

Quando si fa riferimento a questo periodo talvolta per comprendere meglio si usa l’espressione di “Degenerazione delle arti marziali” proprio a voler intendere che nel tempo gli stili avevano perso di efficacia e si basavano sulla mera esecuzione di tecniche e sequenze codificate.

Dopo anni di studi e di confronti con altri Maestri, il Maestro Wang Xiangzhai andò a selezionare le tecniche di maggiore rilevanza ed efficacia, andando a ridestare i principi fondamentali di quegli stili che erano andati perduti creando così l’Yi Quan. Quindi, se è anche giusto dire che l’Yi Quan nasce negli Venti perché è in quel periodo che viene codificato, è anche corretto sottolineare come già negli stili citati come Xin Yi Quan e Xing Yi Quan quei principi erano già presenti in passato. Il Maestro dedicò tutta la sua vita a creare un sistema in cui fosse presente solo ciò che in effetti poteva avere un valore e far crescere il praticante, tanto che in seguito venne definito il Grande riformatore delle arti marziali cinesi.

L’Yi Quan, a differenza degli altri stili non ha forme da seguire, motivo per cui viene sicuramente consigliato ad un pubblico che ha già avuto un minimo di esperienza così che possa apprezzare i suoi principi e coglierne la profondità. Se volessimo fare una metafora, potremmo dire che gli stili di matrice Shaolin rappresentano la scuola primaria e secondaria, quindi in cui si impara l’abc del Kung Fu, mentre l’Yi Quan l’Università, quindi uno studio più profondo e dettagliato in cui ci si avvi verso l’essenza.

Praticanti di tutti gli stili e correnti ogni anno si avvicinano all’Yi Quan, proprio perché intenzione del Maestro era quella di scardinare l’attaccamento al singolo stile ma piuttosto di concentrarsi sul movimento fluido, elastico e potente, risvegliando l’istinto del movimento e della reazione. Obiettivo finale dello stile è lo studio e lo sviluppo della forza interna elastica attraverso l’esecuzione costante di movimenti statici e in movimento.

Le fasi dell’Yi Quan sono otto

  1. Zhan Zhuang: studio di movimenti statici che ti permettono di creare la “struttura”, si potrebbero definire la prima base per approcciarsi a questo studio;
  2. Shili: esercizi in cui si impara a veicolare la forza in varie direzioni;
  3. Bufa: spostamenti rapidi che ti permettano di spostarsi in modo intelligente e strategico;
  4. Fajin: si tratta della fase più nota, sono esercizi in cui si impara a emettere la forza in modo esplosivo, quindi a spingere un avversario generando grande potenza (questo è applicabile ad una spinta a mani aperte, ma anche e soprattutto agli attacchi di pugno e palmo);
  5. Tuishou: esercizi a coppia in cui si studiano le forze dell’avversario e come reagire di conseguenza, questo è uno degli esercizi principali dell’Yi Quan. Il Tuishou insegna come diventare più radicati, come sbilanciare l’avversario e reagire agli stimoli acquisendo la giusta sensibilità alle spinte;
  6. Shisheng: esercizi di emissione vocale;
  7. Jianwu: “danza marziale” , si tratta di sequenze di movimenti che simulano un combattimento immaginario (sequenze non prestabilite, ma spontanee);
  8. Jiji Sanshou: si tratta dell’ultima fase, il combattimento libero contro un avversario.

La cosa che rende questo stile unico è che ogni praticante “fa suo” il movimento, ha modo di studiare, sperimentare e percepire dentro di sé come cambia la sua forza e come nel tempo con i giusti step può arrivare a risultati straordinari.

Scuola Xin Dao

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